PERCHE’ FOTOGRAFIAMO

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Uno dei vantaggi derivanti da determinate posizioni frutto di un impegno lavorativo, e di osservazione privilegiati su determinati parti di mondo. Nel mio caso specifico questo si concretizza nel poter osservare il pianeta della fotografia.

Un territorio potenzialmente immenso, anche a volersi semplicemente limitare alla realtà italiana, ma che alla fin fine si esaurisce in un numero abbastanza limitato di protagonisti realmente attivi.

Si tratta del risultato, ce lo siamo raccontato già troppe volte per insistere sull’argomento, di una diffusa non conoscenza della fotografia autoriale e della passiva reiterazione di modelli culturali statici e privi di capacità di rinnovamento.

Se si guarda all’utenza definita amatoriale permane una confusione fondamentale tra fine e mezzo che finiscono per divenire un elemento unico che si dibatte all’interno di ripetizioni che si autoalimentano. Lo strumento che per definizione dovrebbe essere solamente un mezzo attraverso il quale si manifesta una volontà di espressione, finisce nei più accalorati per essere l’unico obiettivo da raggiungere. Di fronte a queste considerazioni più volte ripetute il sommesso invito che vorrei fare a chi avesse la bontà di leggere queste righe è quello di fermarsi per un attimo a riflettere su quali siano le motivazioni che lo inducono a compiere un gesto fotografico.

Perché fotografiamo? Cosa ci spinge a definire porzioni di mondo all’interno di un’inquadratura?
Si tratta di una domanda elementare, ma forse come tutte le cose apparentemente semplici permette di scoprire verità interessanti, e forse perfino di dare un senso alle azioni che compiamo. Vogliamo rappresentare il mondo come lo vediamo? Oppure cercare di bloccare il trascorrere del tempo lenendo l’ansia che deriva dalla coscienza di una dimensione terrena transitoria? Spesso non ce ne rendiamo conto, ma proprio quest’ultima è una delle motivazioni più diffuse per premere il pulsante di scatto da parte di chi non nutra particolari velleità e/o profondi interessi nei confronti dell’immagine fotografica.

Scattiamo per fermare un momento, bloccare il tempo, ancorare il nostro ricordo ad un’immagine, per fermare il volto di qualcuno nel tempo arrestandone l’invecchiamento su un rettangolo di carta. E quale trasformazione ha portato l’impiego di una fotografia immediata, impalpabile, che compare su uno schermo a cristalli liquidi e sempre meno spesso viene stampata? Come vivono i nostri figli l’immagine fotografica di cui sono accaniti consumatori, ma apparentemente solo per una condivisione di pochi istanti, prima che l’immagine scompaia nel buio delle memorie di cellulari o nei miasmi di qualche raccoglitore di immagini in rete?

Quante domande si possono fare sulla fotografia che consumiamo tutti i giorni… eppure nonostante le trasformazioni tecnologiche le domande che continuo a sentire più spesso suonano sempre allo stesso modo. Se prima si chiedeva che La pellicola era stata usata ora si chiede quanti megapixel offre il sensore della macchina. Insomma la tecnologia sarà anche cambiata, ma in pratica tutto il resto è rimasto uguale: lo strumento continua a essere un fine per la maggioranza e quasi nessuno si chiede perché sta facendo qualcosa.

QUINDI QUALE ALTRE CONSIDERAZIONI SI POSSONO FARE SULLA BASE DI QUANTO SINO AD ORA INDICATO?

In ogni caso riproponendo e riproponendoci la stessa domanda di partenza “PERCHè FOTOGRAFIAMO”, rileggendo  le varie espressioni sino a questo punto riportate le risposte più naturali che possono cogliere  istintivamente la nostra mente sono:

  • per rivivere bei momenti della nostra vita;
  • per raccontare le nostre storie;
  • per fermare il tempo così come in quell’istante noi volessimo che fosse;
  • per condividere con la famiglia e gli amici le foto delle vacanze, del Natale di un evento particolare;
  • per caricare immagini sui social network e vedere quanti “Like” riceviamo;
  • altro e molto altro ancora che non ritengo sia il caso di riportare,ma che ad ognuno di noi sollecita le  più variegate risposte.

A parte quello che abbiamo citato in modo scorporato dal contesto più generale, troppo spesso a mio modesto  parere tralasciamo il vero sentimento che ci deve animare ossia quello di vivere totalmente ed in modo  trasportato coinvolto il momento che stiamo vivendo in termini di emozione visiva, interiore.

Se lasciamo all’esterno questa componente che è la parte emozionale, ripeto del fotografare, tutto ciò che  viene immortalato dalla nostra macchina fotografica, rimarrà una mero ed inanimato file archiviato  all’interno di un “NAS di una chiavetta o di un semplice Hard Disk” senza che questa possa in alcun modo
toccare e alimentare quotidianamente la voglia, il desiderio di avere con noi una semplice macchina pronta  a scattare anche quella che può sembrare la più banale delle espressioni ma che in realtà per ciascuno di  noi potrebbe avere un significato ed un valore unico, particolare appunto emozionale.

In questo modo dentro di noi rimarrà sempre vivo il desiderio di ricordare, di vedere, di ripercorrere con  la memoria quell’istante che ci ha emozionato, tanto magari da farci stare per ore, incuranti del freddo  del caldo, del rischio, di qualsiasi delle situazioni più strane o assurde, ma che non ci hanno distolto  dalla più viva e forte volontà di emozionarci ed emozionare attraverso quell’immagine che abbiamo capito  poteva essere unica e particolare, brutta o capolavoro che sia.
Quindi molto modestamente e semplicemente voglio concludere affermando la mia verità del perchè  fotografiamo, ossia deve unicamente contare la passione, la creatività che mettiamo nelle nostre foto,  capire con netta convinzione che non è mai lo strumento, ossia la macchina fotografica che fa un buon  fotografo.

Se un fotografo, anche se bravo e con la migliore delle macchine fotografiche, con la più adatta delle  ottiche, non vive con emozione partecipata ciò che riprende, non sarà mai in grado di trasmettere questa  condizione a sua volta pertanto non potrà mai essere un buon fotografo, per lavoro o passione che sia. 🙂

( Alcune Parti introduttive di questo Articolo sono state estrapolate da pensieri di Sandro Iovine )