QUANDO LA NATURA INCANTA E MERAVIGLIA “DA TIRANO A ST. MORITZ”

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INDICE DELL’ARTICOLO

Premessa Introduttiva

Partenza da Tirano

Il Santuario della Madonna di Tirano

Breve Informazioni di Carattere Architettonico e di Allestimento Interno

L’apparizione

GALLERIA FOTOGRAFICA DEL SANTUARIO

IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA “SCOPRIAMONE INSIEME LA BELLEZZA E IL FASCINO”

 

PREMESSA INTRODUTTIVA

Ci sono momenti luoghi e situazioni dove rimaniamo totalmente rapiti da quanto la natura e lo spirito in esso contenuta ci fa capire quali limiti a livello terreno ci sono e quanto illimitata invece è la forza contenuta nel creato.
E’ proprio il caso di dire che in una estrema sintesi il tutto può essere inglobato in un viaggio senza tempo e di assoluta meraviglia partendo da Tirano e arrivando a Sant Moritz attraverso paesaggi da sogno dove il tempo sembra essersi fermato.

PARTENZA DA TIRANO

Tirano senza dubbio è una delle mete più frequentate oltre che dai valtellinesi, e può essere cosa scontata, che da un numero elevato di pellegrini che si affacciano all’adorazione della “Madonna di Tirano” nel bellissimo ed emozionante Santuario, Basilica eretto in suo onore dopo l’apparizione della S.S. Vergine Maria.

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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI TIRANO

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 Il Santuario, meta di numerosissimi pellegrini, è situato in alta Valtellina, all’imboccatura della Val Poschiavo, a due chilometri dal confine svizzero; è raggiungibile in treno o con mezzo privato.
Sorse nel luogo in cui la Madonna apparve, all’alba del 29 settembre 1504, ad un uomo di nome Mario Omodei, che si era recato in un suo orto sul Monte Folla.
Il veggente si vide improvvisamente circondato da una luce abbagliante, ed udì una voce che lo chiamava per nome, alla quale rispose istintivamente: “Bene”! La voce replicò: “E bene avrai!”. Nello stesso tempo si sentì sollevato da terra e trasportato lontano, in un terreno di proprietà di Alojsio Quadrio.

Qui, in una luce ancora più abbagliante, gli apparve Maria che con accento materno gli comandò di tornare in paese e di rendere pubblico il fatto che in quel luogo ella voleva essere onorata con l’erezione di un tempio a lei consacrato. Come garanzia presso i concittadini, la Madonna gli promise la guarigione di suo fratello, già in agonia per la peste, e l’arresto di tale flagello che mieteva numerose vittime.

“Va’ dovunque puoi andare e a tutti fa conoscere la mia apparizione in questo luogo e il mio volere”.

Molte furono le grazie ricevute dalla popolazione, tanto che nella sacrestia è conservato un “libro dei miracoli” che riferisce con minuziosi particolari i prodigi avvenuti nel periodo 1504-1519. La prima pietra fu posta il 25 marzo 1505, fu ultimato nel 1513 e consacrato nel 1528. Papa Pio XI, nel 1927, lo dichiarò Basilica Minore e Papa Pio XII, nel 1946, proclamò la Madonna di Tirano patrona della Valtellina.

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ALCUNE BREVI INFORMAZIONI DI CARATTERE ARCHITETTONICO E DI ALLESTIMENTO INTERNO

Il santuario rappresenta la massima testimonianza dell’architettura rinascimentale valtellinese: è a tre navate con pianta a croce latina, due campate e cupola. Nella parte absidale si eleva l’alta torre campanaria.

All’interno si trova la Cappella dell’Apparizione, con il gruppo ligneo policromo della Vergine. ( VEDI GALLERIA IMMAGINI ) L’altare su cui posa il gruppo è ricco di preziosi marmi scolpiti in stile impero, con artistici bassorilievi. Molte altre sono le opere pregevoli: affreschi, sculture, tele, intarsi e persino una statua di S. Michele Arcangelo eseguita in rame sbalzato dorato. Un maestoso organo occupa tutto l’arco sinistro del transetto, sorretto da otto colonne di marmo rosso.

Oltre alle feste mariane della liturgia si celebrano la festa dell’apparizione, il 29 settembre e la giornata dell’ammalato la prima domenica di settembre; grande è la partecipazione dei fedeli.

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L’Apparizione della Vergine avvenne nel corso di un periodo politicamente e religiosamente agitato. Come segno della verità delle sue parole, assicura a Mario Omodei, la guarigione del fratello Benedetto

 

Alcune incisioni rupestri, i massi coppellati e due corte spade dell’età del bronzo scoperte nei dintorni, dimostrerebbero che la zona di Tirano fu probabilmente abitata già in epoche remote.
Le prime notizie storiche documentate risalgono al secolo XI. Un documento del 1073 parla del castello del Dosso, costruito dalla famiglia Omodei; in seguito Tirano si costituisce in Comune, quindi è sottoposto alla Signoria dei Capitanei, dei Visconti e degli Sforza di Milano.

Lodovico il Moro fortifica Tirano con una nuova cerchia di mura, con tre porte e con il nuovo castello di Santa Maria. Proprio in quel periodo, politicamente e religiosamente tanto agitato, avviene l’apparizione prodigiosa della Madonna che, con la costruzione del Santuario, rende celebre la città e l’intera regione.

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L’APPARIZIONE

Gli storici della Valtellina riferiscono che l’Apparizione della Vergine al Beato Mario Omodei, avviene la mattina del 29 settembre 1504 in Tirano, presso il ponte della Folla, sul torrente Poschiavino, dove oggi sorge il Santuario. Sotto l’altare una lapide reca l’iscrizione:

HIC STETERVNT PEDES MARIAE
( qui si posarono i piedi di Maria ).

Don Simone Cabassi, parroco di Tirano, l’8 settembre 1601 ne descrive per primo la storia. Il giorno di San Michele, 29 settembre 1504, un contadino “di santa vita e religiosi costumi”, di nome Mario, della nobile famiglia degli Omodei, esce di casa prima dello spuntar del sole, per andare nella vigna a raccogliere alcuni pochi frutti, quando improvvisamente, ha l’impressione che le cime dei monti siano illuminate da una nuova strana luce.

Mentre incerto si domanda da dove provenga tanto chiarore, si sente alzare da terra e trasportare in un piccolo orticello, coltivato in quella zona solitaria. Deposto a terra, gli si presenta davanti agli occhi una fanciulla, dall’apparente età di 14 anni, o poco più, con una veste candidissima, dalla quale Mario comprende provenire la strana luce che lo avvolge. La fanciulla, circondata da una moltitudine di angeli, gli rivolge la parola, chiamandolo per nome «Mario! Mario!». Il buon Mario, rincuorato, risponde «Bene?». «Bene avrai!» riprende la fanciulla.

«Vai a Tirano, e chiedi a quella gente di costruire, in questo luogo, una chiesa per il culto del Signore ed in onore del mio santo Nome».

A Mario, preoccupato per l’incarico ricevuto, che teme di non essere creduto dai compaesani, la fanciulla assicura che, se non crederanno, la pestilenza che al presente affligge il bestiame, si estenderà anche alla popolazione. Come segno dell’autenticità delle sue parole, gli annuncia la guarigione del fratello Benedetto che ha appena lasciato infermo.

Terminato il colloquio, la visione scompare lasciando un’intensa fragranza di soavi profumi. Fattosi giorno, Mario, colmo di meraviglia, si precipita nella chiesa parrocchiale dedicata a San Martino, nella quale i fedeli stanno assistendo alla celebrazione della prima Messa, ed annuncia loro a gran voce quanto la Madonna gli ha comunicato.

Dopo un primo iniziale momento di incredulità e di incertezza, i fedeli corrono alla casa di Mario, dove constatano la guarigione del fratello Benedetto che ormai credevano morto, e che invece li accoglie, in piedi, senza febbre, con solo una leggera debolezza dovuta alla lunga malattia.

Confermate le parole di Mario dalla dichiarazione dei medici, che bene conoscono le condizioni del malato, ora pienamente guarito, l’entusiasmo dei fedeli dà inizio alla costruzione di una piccola Cappella che in breve viene completata. Ma il concorso è tanto che subito si sente la necessità di una Chiesa più ampia e più accogliente, per cui il 25 marzo 1505, festa dell’Annunciazione di Maria, su terreno del cav. Luigi Quadrio, capitano degli Sforza, vengono gettate le fondamenta del Santuario attuale che, nel corso dei secoli, si è sviluppato ed abbellito.

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L’Apparizione della Madonna ed il Santuario di Tirano hanno avuto grande importanza nelle vicende religiose della Valtellina. Il Beato Mario Omodei affermerà di aver visto la Beata Vergine il giorno di San Michele, il 29 settembre dell’anno 1504.

 

Proprio negli anni dell’Apparizione della Madonna, la Valtellina sta diventando dominio dei Grigioni svizzeri.
Gli abitanti della Valtellina, rassegnati alla loro triste sorte di essere in continuazione oggetto di invasione da parte degli stranieri, ritengono i Grigioni non peggiori degli invasori precedenti. Gli Elvetici però instaurano subito un regime amministrativo quanto mai fazioso e la Valle è abbandonata all’arbitrio di governatori mercenari e ostilmente rapaci. Quando poi iniziano le lotte di carattere religioso, il dominio dei Grigioni diventa estremamente vessatorio.

Nei primi decenni che seguono l’Apparizione, i Grigioni passano in maggioranza alla riforma protestante e tentano ogni via per introdurre in Valtellina il protestantesimo. Gli abitanti della Valtellina resistono con impavida fermezza. Nel clima di pressione calvinista, Tirano, per la sua posizione geografica, viene a trovarsi particolarmente esposta agli attacchi dell’eresia. Si rivela allora quanto sia stato provvidenziale l’intervento della Madonna e soprattutto quanta importanza abbia avuto il Santuario che diventa ben presto centro di intenso fervore religioso e di resistenza spirituale della Valtellina.

Proprio a Tirano si manifesta più vivace l’opposizione cattolica ai soprusi religiosi dei Grigioni. In un’atmosfera di tensione e di accesa rivalità si svolgono a Tirano nel 1595 le dispute del prevosto Cabasso e dell’arciprete Rusca, ardimentosi esponenti del clero valtellinese che ha intuito il pericolo incombente sulle vallate. La visita di San Carlo Borromeo al Santuario, avvenuta in quegli anni, ha lo scopo di rincuorare i cattolici della Valtellina, e dimostra come il grande Cardinale avesse intuito che il cedimento spirituale della Valle avrebbe dato via libera al protestantesimo in tutta l’alta Italia. Nei primi anni del ’600, la devozione alla Vergine di Tirano si è propagata intensamente ed il Santuario ha raggiunto il suo massimo splendore.

Ma proprio in questo periodo, anche i contrasti religiosi coi Grigioni si vanno acuendo e conducono alla sanguinosa rivolta del 1620, che sfocia, la mattina del 19 luglio, nella strage dei riformati che si estende poi per tutta la Valle. È questa la pagina più drammatica e penosa della storia della Valtellina. Il nome di Tirano, ormai legato alla bella vicenda spirituale dell’Apparizione della Madonna, rimane coinvolto in questo triste episodio di sangue che va sotto il nome di «sacro macello».

Dopo questa sollevazione religiosa, i Grigioni organizzano subito una massiccia spedizione punitiva contro i ribelli valtellinesi e con un potente esercito, ai primi di settembre, scendono su Bormio, la devastano, e puntano su Tirano, disseminando ovunque morte e rovine. I Valtellinesi, spalleggiati da contingenti spagnoli, si attestano in difesa sulle fortificazioni di Tirano. La mattina dell’11 settembre gli Svizzeri prendono d’assalto Tirano. Ma i Valtellinesi, sostenuto il primo urto, escono in campo aperto e la battaglia si svolge con sorti alterne; alla fine gli Svizzeri sono sopraffatti e lasciano sul campo numerosi morti, tra i quali gli stessi comandanti.

Gli storici riferiscono che in quel giorno la statua di bronzo di San Michele arcangelo, posta sulla cupola del Santuario, fu vista roteare su se stessa e brandire la spada di fuoco contro il campo avversario.
A distanza di tanti secoli, questo fatto è entrato nella viva tradizione della gente della Valtellina e sta a significare la protezione della Madonna che quelle popolazioni hanno sperimentato in anni di durissime e drammatiche prove spirituali. La Madonna di Tirano si è dimostrata ancora una volta Ausiliatrice del popolo cristiano, nella difesa della vera fede.

GALLERIA FOTOGRAFICA DEL SANTUARIO DI TIRANO

Per consultare la galleria fotografica del Santuario, uno tra i più belli in termini di spiritualità che trasmette, non solo come linea architettonica, cliccate sull’immagine che segue e verrete portati all’interno della stessa.

Vi auguro una buona visione

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Immagine del Santuario Madonna di tirano

INDICE DELL’ARTICOLO

IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA “SCOPRIAMONE INSIEME LA BELLEZZA E IL FASCINO

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Rappresentato di seguito da un Disegno il percorso tra Natura e Montagne Incantate che il Trenino Rosso del Bernina attraversa nel suo andare

Il trenino rosso del Bernina parte da Tirano cittadina ridente in fondo alla valle sulla strada per lo Stelvio, posto a 429 metri sul livello del mare e con un percorso di circa 60 km attraversa tutte le fasce vegetazionali delle Alpi. Arriva ai 2253 metri del passo del Bernina ( fermata Ospizio Bernina ) per scendere in modo più graduale e dolce ai circa 1800 metri di St. Moritz. E’ l’unico treno d’Europa che scala la montagna a ruota libera senza cremagliera, a scartamento ridotto. E’ entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2008.

Insomma stiamo parlando di qualcosa di veramente attraente e stimolante per le emozioni che può regalarci durante tutto il suo percorrere strada ferrata tra le montagne.

Il percorso è vario, le soste, le visite e le passeggiate che si possono fare sono molteplici e variano a seconda della stagione, dell’innevamento, delle condizioni fisiche di ciascuno di noi e del tempo a disposizione. Decidere “a tavolino” non è semplice. Forse la cosa migliore è venire con noi in andata da Tirano a St Moritz.

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LE SOSTE PRINCIPALI CHE SI EFFETTUANO DURANTE IL TRAGITTO VERSO ST MORITZ

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Partenza da Tirano e via ad arrampicarsi verso le pendici delle Alpi che subito mostrano la loro bellezza lasciata la Piazza con il Santuario

Lasciata la stazione di Tirano e dopo essere passato a fianco dell’elegante santuario della Madonna di Tirano, il trenino rosso si addentra nella Valle di Poschiavo in territorio svizzero. E’ questo il tratto più ripido che permette al trenino di superare il dislivello di oltre 1800 metri per arrivare al passo del Bernina.

IL VIADOTTO DI BRUSIO “OPERA ARCHITETTONICA”

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Il Fiore all’occhiello architettonico della Linea del Bernina, il “Viadotto di Brusio”

Dopo pochi km dalla partenza, in territorio svizzero, il trenino supera il famoso viadotto di Brusio, simbolo della tratta ferroviaria. Il viadotto elicoidale, un vero gioiello architettonico e ingegneristico, è stato realizzato per permettere al treno di superare il dislivello, allungandone il percorso, unica alternativa possibile alla cremagliera. Il trenino rosso del Bernina riesce infatti a scalare la montagna senza alcun utilizzo di cremagliera     ( ruota dentata ) e raggiunge la pendenza del 7% ( ogni 100 metri riesce a superare un dislivello di 7 metri in altitudine ).

ALTRA TAPPA SIGNIFICATIVA NEL PERCORSO “INCONTRIAMO IL LAGO DI POSCHIAVO”

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Scorcio del Lago di Poschiavo Visto dalla Strada. il trenino lo costeggia proprio sulla riva

Superato il primo tratto della valle si incontra davanti a noi, meglio sulla nostra destra, salendo ovviamente, compare un magnifico specchio d’acqua che a seconda del periodo stagionale assume tonalità differenti e sempre incantevoli, stiamo parlando del lago di Poschiavo, posto a quasi 1000 metri sul livello del mare. La valle si allarga luminosa e aereggiata e in lontananza, a destra dei contrafforti del gruppo del Bernina, si vede il passo omonimo, punto sommitale del percorso. ( La fermata di Miralago o quella successiva di Le Prese permettono una bella passeggiata attorno al lago )

L’ABITATO DI POSCHIAVO, BELLO ELEGANTE E PARTICOLARE “DA VISITARE”

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Una cartolina di Poschiavo, in una delle sue piccole ma ospitali e accoglienti piazzette

Superato il lago del quale abbiamo dato sintesi sulla sua bellezza, in precedenza,    il trenino attraversa una vasta piana verde, quasi la si possa chiamare una prateria,  prima di arrivare al paese vero e proprio di  Poschiavo, certamente un bel borgo da cui il nome della vallata, a circa 1000 metri sul livello del mare.

( Poschiavo merita di essere visitato: piccolo ma significativo borgo dall’elegante architettura e con un’interessante chiesa cattolica e un’austera chiesa protestante ).

SI CONTINUA A SALIRE E SI PUO’ AMMIRARE DALL’ALTO SCORCI DELLA VALPOSCHIAVO E PIU’ GIU’ VERSO LA VALTELLINA

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Vista della Valposchiavo

Da Poschiavo il trenino si inerpica sulla pendice della montagna seguendo un percorso diverso da quello della strada e permettendo una vista sulla Valposchiavo e giù, fino alla Valtellina, davvero mozzafiato. Il trenino per guadagnare quota entra in vari tornanti permettendo di apprezzare il panorama sia da destra che da sinistra. Passa attraverso i maggenghi ben curati della valle e nei boschi a prevalenza di abete rosso.

IL TRENINO ARRIVA A CAVAGLIA

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Raggiunta quota di circa 1700 metri sul livello del mare il trenino arriva a Cavaglia, un’amena conca per passeggiate e per la visita al parco delle marmitte dei Giganti.

PROSEGUENDO IN SCENARI SEMPRE PIU’ INCANTEVOLI SI ARRIVA AD “ALP GRUM”

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La tappa successiva, dopo che il bosco di abete rosso ha lasciato il posto al bosco di larici, è Alp Grum a 2091 metri. La vista sul ghiacciaio del Palù, della valle di Poschiavo fino alle cime valtellinesi, la possibilità di fare passeggiate per raggiungere alcuni rifugi non lontani o per sostare nel ristoro della stazione, fa di questa tappa una tra le più significative dell’intero percorso.

FINALMENTE IL PASSO DEL BERNINA “INCANTEVOLE E MAESTOSO”

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Lasciata Alp Grum il trenino supera il limite del bosco e tra i pascoli di alta montagna arriva al passo del Bernina, e costeggia un lago artificiale detto lago Bianco. Il colore lattigginoso dell’acqua è dovuta alla “farina glaciale” del ghiacchiaio del Cambrena appena sopra. Prima di iniziare la discesa un cartello indica il punto di spartiacque tre il mare Mediterraneo e il mar Nero.

SI INCOMINCIA A SCENDERE DOLCEMENTE VERSO SAN MORITZ

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Dopo lo sbarramento del lago Bianco la discesa diventa dolce tra i pascoli di montagna. Il lago Nero e il lago Piccolo che subito si incontrano sono due laghetti naturali alpini alimentati da ruscelli e non da acqua di ghiacciaio come avviene per il lago Bianco. Da qui il differente colore e la differente trasparenza dell’acqua.

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DOPO AVER LASCIATO LA PARTENZA DELLE FUNIVIE LAGALB & DIAVOLEZZA

Dopo aver lasciato la partenza delle due funivie Lagalb e Diavolezza il trenino rosso abbassandosi di quota e con un ampio tornante arriva in prossimità del maestoso gruppo del Bernina, la cui cima principale, il pizzo Bernina raggiunge i 4049 metri sul livello del mare. I ghiacchiai che rivestono il gruppo montuoso terminano con la lingua glaciale di Morteratsch il cui impressionante ritiro nell’ultimo secolo è ben visibile dalla morena glaciale sulla pendice della montagna.

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FERMIAMOCI A MORTERATSCH

La fermata di Morteratsch è consigliata a chi vuole fare una semplice passeggiata di circa un’ora fino alla base del ghiacciaio, nel cuore del gruppo del Bernina. Interessanti i pannelli indicatori del ritiro del ghiacchiaio.

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L’ATTRAVERSAMENTO DELLE FANTASTICHE PINETE DI CEMBRO

Il trenino attraversa bei boschi a prevalenza di pino cembro per arrivare a Pontresina, allo sbocco della val Roseg, ideale per passeggiate ( anche servizio di carrozze con cavalli. Link ). Pontresina con St. Moritz è stata luogo di villeggiatura per la ricca clientela del tempo: gli imponenti e raffinati alberghi ne sono testimonianza.

TRENINO-ROSSO-DEL-BERNINA-35 ENGADIN St. Moritz: Dorf Pontresina im Winter

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APPRODO A ST.MORITZ

Dopo una sosta un po’ più lunga del solito ( a Pontresina c’è la coincidenza per i treni che vanno verso la Bassa Engadina o Coira e ritorno a Tirano ) il trenino rosso è ormai arrivato a destinazione. A breve si incontra l’Engadina e dopo aver girato verso ovest, lasciata la caratteristica chiesetta di San Gian dai due campanili ( di cui quello più grande senza tetto ) il trenino arriva in stazione a St. Moritz a 1775 metri sul livello del mare.

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CONCLUSIONI

Per riabbracciare in questo viaggio il punto di partenza quindi il titolo del nostro articolo, un meraviglioso incontro tra religione e tradizioni, natura incontaminata e selvaggia, presenza dell’uomo attraverso questo unico e originalissimo tragitto in treno che permette di cogliere ogni dove di questi magnifici posti.

Non mi rimane che augurarvi di poterlo fare quanto prima. In tanto potrete ammirare una Galleria fotografica cliccando nel Link Sottostante.

 

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Foto del profilo di Giordano Fassina

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Giordano Fassina, nato a Gavirate in provincia di Varese, sono da un ventennio appassionato in modo profondo dell'arte fotografica e mi diletto nel tempo che ho a disposizione a scattare e immortalare tutto ciò che la mia creatività mi suggerisce. La sintesi estrema è amo la fotografia in generale e cerco di esserne sempre più attratto.

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