PRECISAZIONI E DETTAGLI SULLA VILLA DELLA PORTA BOZZOLO

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LA FAMIGLIA PORTA

La famiglia era originaria di Porto Valtravaglia dove abitualmente risiedeva almeno dal XV sec. come attestano i documenti relativi al capostipite Giroldino, possidente di numerose proprietà in Valtravaglia e in Valcuvia. Qui, nella località di Zuigno, risultava già proprietario di alcuni fondi e di una “domus magna” con annesso sedime agricolo, quella che ora è meglio conosciuta come la Villa Porta – Bozzolo. Giroldino, figlio del fu Tommaso “de Portu” divenne notaio nel 1476, come riporta la sua matricola all’Archivio Notarile.
In tutti i documenti dell’epoca, Giroldino è chiamato “de Portu” con chiaro riferimento alla località di provenienza, dove di fatto lavorava e viveva, pur risultando residente nella città di Milano. Nel fondo Matricole dell’Archivio di Stato di Milano, nella matricola di Giroldino del 1476 si legge: “Ego Giroldinus de Portu, filius Domini Thomasi porte Vercelline…”.
I Porta non facevano parte del patriziato milanese, ma vennero comunque annoverati tra le famiglie che per censo, cariche minori o privilegi erano chiamati “nobili”.

I discendenti della famiglia risultano essere:

Gian Angelo I
Figlio di Giroldino, premorto al padre nel 1542.

Bensperando I
Figlio di Gian Angelo. Nel 1587 risulta essere unico proprietario dei sedimi di Zuigno, anche se residente a Cuvio, dove esercitava la professione di notaio e quella di causidico, rivestendo la carica di pretore di Luino nel 1567, 1572, 1577, 1586. Nella sua Matricola si legge: “Ego Bensperandus de Porta filius quondam D. Ioanni Angeli porte Vercelline…”

Gian Angelo II, notaio nel 1571.
Figlio primogenito di Bensperando, abitò nella proprietà di Zuigno dal 1579 dopo essere divenuto notaio ed essersi sposato con Lucia Sacchetti. Nel 1597 fu investito dal Vescovo di Como monsignor Filippo Archinti della quarta parte di tutta la decima e ragione di decimare mel luogo, territorio e comune di Azzio. Nella sua Matricola si legge: “Ego Io. Angelus Portus filius sp’ D. Bensperandi…”.

Bensperando II ( 1591-1668 ).
Anch’egli notaio e causidico collegiato, assunse la carica di pretore di Luino, accumulando un ingente patrimonio e stringendo legami di parentela con importanti famiglie locali mediante strategici matrimoni. Le figlie Lucia e Ippolita sposarono i fratelli Pietro e Cornelio Cotta, cofeudatari della Valcuvia. La famiglia è chiamata “de Porta” o “a Porta”, cognomi che si trovano nell’istromento di ricognizione feudale e successiva investitura del 10 agosto 1640 fatta dal vescovo di Como sulla decima di Azzio a Bensperando II Porta ed al nipote Carlo dopo la morte di Ippolito, rogato dal notaio della Curia Vescovile Melchiorre Raimondo il 30 agosto 1640. Nell’istromento di ricognizione feudale fatta il 27 aprile 1668 dal Vescovo di Como sulle decime di Azzio, Gemonio e Duno, di cui risulta investito Bensperando II Porta, rogato dal notaio della Curia Vescovile Carlo Pagano, il cognome è ormai diventato semplicemente “Porta”.
Nel 1631 gli venne confermata l’investitura paterna coll’aggiunta della decima parte di tutta la decima di Duno che divenne nel 1635 un sesto e nel 1640 un quinto. Nel 1646 fu investito anche dell’ottava parte della decima di Gemonio. Nel 1647 comperò dal Magistrato ordinario di Milano un sesto del dazio sul pane bianco della Valcuvia.
Nel suo testamento del 5 luglio 1562 nominò eredi universali i due figli Gian Angelo Seniore e Carlo Gerolamo I (entrambe laureati in Diritto Cesareo e Pontificio presso l’Ateneo di Pavia), mentre lasciò alle due figlie Margherita e Ippolita una dote di 18.000 lire ciascuna.

Carlo Girolamo I ( 1635-1704 )
Fu colui che più di tutti si dedicò a valorizzare la proprietà in Zuigno, iniziando i lavori di ampliamento della villa nel 1669, lavori che si protrassero per vent’anni. Nel 1960 firmò un cambio col cugino Simone Porta per entrare in possesso del giardino della Gera cedendo una vigna a Cittiglio. Creò così un giardino di riposo con viale in querce, verso cui si aprivano gli ambienti nobili della villa ed abbastanza lontano dall’attività agricola circostante.

Gian Angelo III ( 1690-1745 )
Dopo la morte del padre, i beni di famiglia vennero gestiti da un curatore, Giulio Castiglioni, nominato dal Tribunale dei Minori di Milano. Gian Angelo venne educato nel collegio dei Gesuiti a Brescia ed introdotto nei migliori salotti di Milano. Nel 1711 sposò la contessa Isabella Giulini, stabilendosi a Milano. Entrò in possesso nel 1714 di tutta la porzione delle ragioni di esigere i dazi del pane e del vino della Valcuvia, fino ad allora condivisa con i cugini. Nei primi vent’anni del Settecento apportò modifiche e migliorie alla villa di famiglia, realizzando l’accesso attuale.

Carlo Gerolamo II ( 1712 – 1752 )
Il 21 giugno 1749 chiese per sé e per i fratelli Ignazio, Norberto e Giuseppe di “venir dichiarato capace de’ i Posti Nobili Civici” della città di Milano, richiesta che venne loro negata, forse per l’insufficienza di predicati di onore, quali titoli di nobiltà, patrimoni, possedimenti e feudi. Carlo Gerolamo II e i fratelli Porta acquistarono allora nel 1750 il minuscolo feudo nelle terre di Zoate e Lanzano nel Lodigiano, per pubblico incanto avvenuto il 28 maggio 1750 per un valore di 60 lire per fuoco.

Giuseppe ( 1743 – 1817 )
Ripresentò nel 1780 al Tribunale Araldico la domanda del padre, che venne accolta con sentenza dello stesso Tribunale che iscriveva così il nome della famiglia, ora divenuto “della Porta”, nella Matricola dei nobili milanesi. Il riconoscimento di nobiltà consentì a Giuseppe di assumere incarichi nell’amministrazione austriaca e francese. Giuseppe morì senza eredi nel 1817 lasciando la moglie Marianna Ferrari unica proprietaria dell’ingente patrimonio raccolto durante più di tre secoli dai Porta.