IL TEMPIO DEDICATO A MINERVA “Chiesa Romanica S.Pietro A Brebbia”

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 ➡ INDICE DELL’ARTICOLO 

INTRODUZIONE

NOTIZIE STORICHE

PIEVI ECCLESIASTICHE

LA CHIESA COSTRUITA SULLE ROVINE DEL TEMPIO DI MINERVA

LEGGENDA O REALTA’ “IL MIRACOLO DI S.GIULIO”

CONFIGURAZIONE STRUTTURALE

CONCLUSIONI

INTRODUZIONE 

La Chiesa di S.Pietro di Brebbia è a mio modesto parere, ma altrettanto modestamente, pensiero comune a tanti della provincia di Varese, una delle chiese ad architettura romanica tra le più belle della zona, di essa si ha documentazione dal X secolo, in cui viene specificato che fu edificata orientativamente nel V° secolo d.C.


  

Il nome Brebbia , la località  dove si trova la chiesa di cui stiamo dando testimonianza, deriverebbe da “Brabia”, ossia “premio”, “vittoria”, come “cosa onorevole”, ma anche da “Plebia”, ovvero plebe. Il problema apparentemente normale ma non troppo, vedremo la motivazione, è che le due consonanti, ossia la B e la P erano spesso confuse determinando  la sua chiama o denominazione, spesso in entrambi i nomi!

Per Brebbia ha più senso la definizione di vittoria, dato il passato glorioso che ha avuto. La cittadina fu infatti un importante nodo strategico per il controllo della strada che conduceva alla vicino ma all’epoca non troppo,  Sesto Calende. Inoltre le testimonianze trasmesse dagli archivi storici,  la descrivono allora, come  un borgo fiorente e prosperoso e per questo densamente abitato da ogni genere di ceto sociale.

Numerosi sono stati i ritrovamenti di alcuni oggetti votivi, testimonianza di una passata attività di culto all’interno di quello che fu il tempio di Minerva ( si possono vedere alcune fotografie nella galleria che evidenziano quelle che potrebbero essere le testimonianze storiche del tempio, prima di essere distrutto e sostituito con il rappresentante della nuova religione. Lì attorno sempre si descrive che avrebbe dovuto esserci anche un bosco sacro.

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NOTIZIE STORICHE

In origine, storicamente parlando, l’insediamento religioso eretto fu la chiesa di Santa Maria, infatti fu sin da tempi remoti capopieve della vasta pieve di Brebbia. Una leggenda lega la fondazione dell’edificio al V secolo ad opera di San Giulio ma le prime tracce documentate risalgono al X secolo, quando si attesta l’esistenza di una chiesa con campanile consacrata a San Pietro posta nell’area ora occupata dalla casa parrocchiale. Tra la fine dell’XI secolo e l’inizio XII fu edificata l’odierna SS. Pietro e Paolo che divenne la nuova plebana mentre alla vecchia chiesa di San Pietro venne cambiata la dedicazione e intitolata a Santa Maria. I due edifici convissero sulla piazza per alcuni secoli (situazione simile a quella presente nelle vicine pievi di Domo e di Angera) ma venne gradualmente abbandonata. Dato il cattivo stato di conservazione in cui si trovava, Carlo Borromeo ne ordinò l’abbattimento alla fine del Cinquecento (situazione analoga fu disposta per Sant’Alessandro ad Angera) conservando però il campanile. A sinistra dell’abside di SS. Pietro e Paolo una scaletta posta sotto la casa parrocchiale conduce ai pochi resti dei muri perimetrali dell’antica chiesa.

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LE PIEVI ECCLESIASTICHE

La diffusione delle pievi ecclesiastiche iniziò nel VI secolo, con la scomparsa dell’organizzazione statale romana. In seguito al progressivo disfacimento dell’Impero, le proprietà delle pievi passò al vescovo. Nelle zone dove la centuriazione romana non era ancora stata cancellata dal tempo, le pievi ecclesiastiche furono erette in corrispondenza di un punto prestabilito: il quintario, ovvero la strada, più larga delle altre, che veniva tracciata ogni cinque lotti del reticolato centuriale.

La pieve, oltre ad essere il nucleo dell’organizzazione ecclesiastica delle campagne, ereditò le funzioni civili e amministrative del municipio romano, assumendo il ruolo di “centro” del territorio di competenza. Il pievano infatti, oltre ad essere il governatore delle anime, assolveva funzioni civili e amministrative: teneva i registri delle nascite, custodiva i testamenti e gli atti di compravendita dei terreni. Le pievi si occupavano di riscuotere i tributi e raccogliere le decime. Inoltre coordinavano i lavori concernenti la difesa del territorio: bonifiche, opere di canalizzazione, ecc.

La pieve, quindi, era sia centro religioso che entità territoriale ( Plebs cum capellis et decimis: la pieve funge da chiesa matrice; le cappelle sono i centri religiosi minori da questa dipendenti ). Le chiese della pieve erano spesso dotate di un proprio ospedale; il sagrato costituiva anche luogo di mercato.

Questo fenomeno interessò una vasta area comprendente tutto il Nord Italia e parte del centro fino alle Marche, Umbria e Toscana, oltre all’isola di Corsica. Il modello di organizzazione territoriale plebana continuò a svolgere la propria funzione storica sino all’inizio del secolo XII.

Tra il IX e il X secolo, le pievi cominciano a essere dotate di campanili ( tale elemento non esisteva nelle chiese paleocristiane e bizantine ), contribuendo, in alcuni casi, alla modifica dei connotati strutturali degli edifici. Il campanile era posto a breve distanza dai muri della chiesa. Era molto più alto della chiesa e, sulla sua superficie, invece di avere finestre era dotato di feritoie: il campanile aveva spesso la funzione di torre di avvistamento, per segnalare il pericolo             ( incursioni di nemici o l’esistenza di eventuali incendi ). La funzione religiosa delle pievi era essenziale nell’Italia poco urbanizzata dell’Alto Medioevo: per chi abitava lontano dai centri urbani era l’unico luogo di culto in cui si potevano amministrare tutti i sacramenti, a partire dal battesimo. Originariamente, infatti, il rito del battesimo veniva celebrato solo nelle cattedrali, cioè nelle città. Soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale, e in Toscana, il termine passò quindi a indicare le chiese dotate di fonte battesimale ( anche chiamate “chiese battesimali” ).

Attorno al X secolo cominciò l’utilizzazione del termine “pieve” con significato di “centro di una circoscrizione ecclesiastica”. Alla pieve facevano spesso riferimento villaggi ( o “ville” ) circonvicini, dotati anche di propria chiesa ( cappella ) e cappellano curato ( sacerdote vicario officiante ), comunque soggetto al pievano. In queste cappelle si svolgevano tutte le normali funzioni liturgiche, tranne il battesimo. I vicari ( del pievano ), in epoca medioevale, vivevano in comunità, in una casa detta canonica ed erano chiamati “canonici” ( da canone, elenco dei ministri di una chiesa ) e raggiungevano le chiese soggette per la messa festiva e l’insegnamento della dottrina. In seguito si stabilirono presso le chiese succursali delle ville, che in molti casi si erano nel frattempo dotate di una fonte battesimale e di un cimitero ( “curazie” ), in qualità di curato, dando inizio al processo di formazione delle parrocchie ( il passaggio dalle Pievi alle Parrocchie, inizia nei primi decenni del 1100 ).Quando? ( indicativamente )

Nel Basso Medioevo, a seguito di queste trasformazioni, la pieve perse le funzioni civili e scese a una dimensione esclusivamente religiosa. Il termine plebs passò a indicare il territorio dell’antica circoscrizione facente parte di una chiesa battesimale.

Un’eccezione a questo processo è costituita dalla Corsica, dove la pieve ha costituito la principale divisione amministrativa dell’isola sin dal medioevo, ed è rimasta sino all’inizio dell’amministrazione francese ( 1768 ). Esse sono state sostituite in seguito dai cantons, che spesso ne ricalcano i confini.

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LA CHIESA QUINDI COSTRUITA SULLE ROVINE DEL TEMPIO DI MINERVA

In questo antico documento viene riportata un’altra notizia molto importante, e cioè che la pieve fu costruita sopra il tempio antico dedicato a Minerva ( Atena per i romani ), dea della guerra e dell’intelletto. Ancora oggi sul lato settentrionale è possibile vedere una pietra con un’iscrizione romana che conferma tutto questo. La pietra, difficile da leggere perchè rovinata dal tempo, si trova all’esterno della parte nord e riporta la seguente scritta:

 

SCRITTA ROMANA
ZMINERV (a)
E. C. ALB (in)
VS. CAS (si)
ANUS
V S L M

Abbiamo ancora una volta un esempio di chiesa cristiana costruita sopra un antico tempio pagano. La particolarità, in questo caso, è che la sostituzione del luogo da pagano a cristiano è stata evidenziata da questa epigrafe. Quasi certamente è stato fatto per ricordare e mostrare che il Cristianesimo avrebbe sopraffatto le antiche religioni, schiacciandole, può sembrare un termine un pò forte, ma rapportato anche in quella che era la dinamica degli eventi dell’epoca sicuramente adatta a rendere le volontà dell’epoca.

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LEGGENDA O REALTA’: IL  MIRACOLO DI S.GIULIO

Un’altra leggenda molto particolare ed interessante, sembra  narri che un carpentiere, durante la costruzione della chiesa, per via di un colpo maldestro si sarebbe tagliato di netto il pollice. San Giulio impietosito, sarebbe poi apparso al pover’uomo riattaccandogli miracolosamente il pollice.
Per dare una brevissima bibliografia, questo santo fu colui che per primo fondò la chiesa nel V secolo con il nome di Santa Maria. Fu anche il primo evangelizzatore, insieme al fratello Giuliano, del lago Maggiore e soprattutto dell’Isola d’Orta, dove nell’omonimo lago l’Isola è stata appunto dedicata a S.Giulio.

Nel Seicento, periodo di grandi cambiamenti architettonici nei confronti purtroppo delle chiese antiche, venne mutata anche la struttura di S.Pietro secondo il gusto dell’epoca, sostituendo le capriate con le volte a crociera. Questo fu un errore perchè la chiesa non era stata concepita per questo genere di strutture che portarono fortissime spinte laterali rendendo l’intera struttura molto instabile. Accadde così che nel 1574 San Carlo Borromeo fu obbligato ad abbatterla in parte e così ridotta la destinò a sepolcreto.
L’interno conserva splendidi affreschi del XIII secolo che riportano le storie della Passione di Cristo e della vita di S. Giulio, mentre nell’abside sopra l’altare abbiamo un bellissimo Cristo Pantocratore nella mandorla.

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CONFIGURAZIONE STRUTTURALE 

La pianta della nuova chiesa è molto semplice: tre navate, un’abside e un transetto poco sporgente dalle navate. La navata centrale era coperta da semplici capriate sostituite poi nel Seicento da volte, la facciata, originariamente a capanna, fu trasformata secondo uno schema a salienti; le modifiche seicentesche hanno reso necessari molti interventi di restauro ( come i tiranti e le piastre metalliche ben dimostrano ) e sono in chiaro contrasto con il bel paramento romanico fatto di corsi regolari di serizzo, granito e pietra di Angera.

Di raffinata fattura sono infatti, il sottile zoccolo modanato, che gira tutt’intorno all’edificio, ed il portale meridionale molto più ornato di quello della facciata odierna, con colonne e pilastrini, archi e capitelli scolpiti, tanto da far pensare che inizialmente la piazza posta su questo lato, ben protetta dai venti del nord, fosse il centro del Paese; in effetti la facciata meridionale è ricca di aperture mentre quella settentrionale è priva di finestre).L’attenzione decorativa continua anche nell’abside, delle tre monofore strombate quella centrale è incorniciata da colonnine e pilastrini con capitelli scolpiti simili a quelli del portale sud.

Internamente le navate sono divise da pilastri di varia forma, quelli che reggono l’ampia volta a crociera centrale del transetto sono robusti ed elegantemente scolpiti nello stile del portale meridionale. Questa era forse l’unica parte della chiesa originariamente coperta a volta per differenziare la zona sacra del presbiterio da quella delle navate con semplice capriata. L’arco che immette nell’abside ha un profilo a sesto acuto di epoca gotica.

GALLERIA

 

 La galleria a breve sarà anche commentata nel dettaglio di ogni scatto al fine che la stessa possa essere ulteriormente da guida al visitatore.

Ringrazio tutti per l’attenzione e per la pazienza.

 CONCLUSIONI

Se voleste lasciare un vostro commento o altro mi farebbe estremamente piacere, inoltre qualora vi fosse il piacere di aprire un forum di discussione lo stesso verrà a breve reso pubblico.

Grazie ancora per l’interesse che vorrete dimostrare.

Foto del profilo di Giordano Fassina

Written by 

Giordano Fassina, nato a Gavirate in provincia di Varese, sono da un ventennio appassionato in modo profondo dell'arte fotografica e mi diletto nel tempo che ho a disposizione a scattare e immortalare tutto ciò che la mia creatività mi suggerisce. La sintesi estrema è amo la fotografia in generale e cerco di esserne sempre più attratto.

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