BESOZZO UN PAESE RICCO DI STORIA E FASCINO

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INDICE DELL’ARTICOLO

BESOZZO

ORIGINI DELLE FAMIGLIE CHE HANNO GENERATO IL PAESE DI BESOZZO

LE FAMIGLIE “de BESUTIO”

DISCENDENZA DAL VASSO IMPERIALE EREMBERTO

DISCENDENZA DAI CONTI DI STAZZONA ( ANGERA )

DISCENDENZA DA UNA FARA LONGOBARDA

LA STORIA ANTICA DELLA FAMIGLIA ” Le Famiglie di Besutio fino a tutto il 1100″

LE FAMIGLIE “DA BESUTIO” NEL 1100

LE FAMIGLIE “de BESUTIO” NEL 1200 E 1300

I Besozzi a Milano

I BESOZZI NEL TERRITORIO VARESINO

I PRIMI SIGNORI DI BESOZZO

BESOZZO IL CASTELLO E IL TERRITORIO

LO STEMMA DI BESOZZO: RIFERIMENTI STORICI

PARROCCHIA DEI SANTI MARTIRI ALESSANDRO E TIBURZIO SEC. XVI

IL COTONIFICIO CANTONI EX SONNINO

GALLERIA IMMAGINI BESOZZO

GALLERIA IMMAGINI “COPERTIFICIO” EX SONNINO

MAPPA LUOGO

 

 

logo_comune_besozzo
STEMMA ARALDICO COMUNE BESOZZO

Molte, troppe volte, pensiamo che nei piccoli paesi lontani dai grandi lustri storico architettonici

delle città famose presenti nella nostra splendida Italia, non ci possano essere attrattive

altrettanto importanti e degne della nostra attenzione.

A tal proposito senza dilungarmi troppo in parole e prolissi discorsi porto la mia e la vostra preziosa attenzione su Besozzo, che racchiude certamente nel suo territorio importanti spunti storico/culturali che vi garantisco affascinano, coinvolgono e stupiscono, per l’intensità emozionale che possono accendere, ripercorrendo a ritroso nella storia immagini di vissuto e partecipato dei nostri avi che è altamente onorevole e doveroso per un Besozzese DOC dalla nascita come me, mettere a conoscenza di tutti per il valore che racchiudono e che possono trasmettere una volta, rispolverati dalla fuligine del tempo che li ha nascosti agli occhi probabilmente di tanti e sicuramente dei più giovani o di coloro che sono arrivati ad insediarsi in questo splendido paese da poco, oltre a tutti in assoluto, si perchè come dicevo inizialmente, queste preziosità appartengono a tutti noi indipendentemente da dove veniamo e di dove siamo distribuiti nel bel paese Italia

 

BESOZZO

Notizie documentate riportano alle popolazioni di origine celtica che si insediavano nelle zone palafitticole del lago di Varese:

proprio a questo periodo si fanno risalire i ritrovamenti, soprattutto armi in bronzo. Incerte le notizie sull’origine del nome, derivante forse dalla nobile famiglia milanese Besozi o De Besutiis o dalla voce dialettale “Besot”, cioè ‘pecora’, ‘montone’, in riferimento all’attività a cui si dedicava l’antica popolazione.

Morfologia Geografica Culturale in ambito della Popolazione celtica

Altre fonti farebbero risalire l’etimologia del nome a “Besentium”, che ricorderebbe “Besançon”, capitale dei burgundi. In alcuni documenti dell’XI secolo è invece citata come “Besocio” o “Besutio”.

In epoca romana divenne terra di colonia ma la popolazione non assimilò immediatamente la cultura dei romani e rimase legata alle tradizioni, soprattutto religiose, di origine celtica. Grande importanza civile e sociale assunse quando divenne sede della pieveria per volere di Carlo Borromeo. Per il borgo l’invasione francese del ‘600 fu devastante: saccheggi, incendi, furti si susseguirono senza tregua. Nel periodo risorgimentale e soprattutto nelle imprese garibaldine si distinsero numerosi patrioti, fra i quali Giuseppe Rebuschini. Le cinque giornate di Milano, le imprese del 59, le ultime guerre e la lotta di liberazione, hanno visto protagonisti innumerevoli Besozzesi. Appartiene all’epoca romana, oltre ad alcune are e sepolcreti, una statua raffigurante Ercole. Edifici risalenti al XV secolo, di nobile esecuzione, sono ancora ben conservati. La parrocchiale dedicata ai Santi Tiburzio e Alessandro fu voluta da Carlo Borromeo e venne edificata sulle antiche fondamenta di una precedente chiesa, nel ‘600.  

Situato al centro di antichi percorsi che dai passi alpini scendevano verso la pianura lombarda, Besozzo è già conosciuto in epoca romana, e appartenne nel medioevo al territorio pievano di Brebbia.

Il nucleo antico del paese, nella parte alta del borgo a dominare il corso del Bardello, fu presto fortificato per controllare il traffico e il passaggio delle strade nella sottostante vallata del fiume.Ancora oggi la fisionomia di Besozzo superiore è data dai diversi edifici abitati nel medioevo e nel rinascimento dalle nobili famiglie dei Besozzi e Castelbesozzo, nativi del posto e rami di una stessa antica famiglia, che ebbero un ruolo importante nel panorama politico ed economico di tutta la plaga per diversi secoli. Da non dimenticare, nel quadro territoriale del Comune, i centri abitati delle frazioni di Bogno, Cardana e Olginasio, che mantengono autonome e caratteristiche fisionomie urbane.

Le frazioni di Bogno e Cardana furono annesse provvisoriamente in età napoleonica, e definitivamente in età fascista insieme a Olginasio.

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ORIGINI DELLE FAMIGLIE CHE HANNO GENERATO IL  PAESE DI BESOZZO

La famiglia besozzi ( nell’antichità chiamata de Besutiis, de Besocio, de Bexotio, de Besutius, etc ) è legata al paese di Besozzo, da cui prese il nome, come signori del territorio che aveva come centro il paese.
Nel “Dizionario di toponomastica Lombarda” il nome del paese è fatto derivare da un antico nome personale  latino, ad es. Vesutius, o da un nome, già in epoca medioevale, come Besius, cui venne aggiunto il suffisso -ozzo.
Una leggenda fa invece derivare il nome del paese dai Burgundi: questi, in numero di circa 10000 erano stati  mandati dal re dei Franchi, Teodeberto, come alleati dei Goti che, al comando di Uraia, assediavano Milano nel  539; dopo la resa della città e la sua distruzione, nell’agosto del 539, i Goti donarono circa 8000 donne  milanesi, rese schiave, ai loro alleati Burgundi per ricompensarli dell’aiuto dato. I Burgundi, ed è qui che  inizia la leggenda, sulla strada di ritorno al loro paese, arrivati nella zona dell’attuale Besozzo, decisero  di fermarsi e di fondare una città cui diedero il nome di Bessuntium, in ricordo della loro capitale ( attuale  Besancon, in Francia ).
In realtà non abbiamo alcuna spiegazione plausibile sull’origine del nome Besozzo.

LE FAMIGLIE “DE BESUTIO”

Molte sono le ipotesi avanzate nei secoli scorsi, più o meno fantasiosem, anche perchè non riferite a  documenti certi. L’ipotesi più probabile, che ha almeno l’appoggio di un documento ( una lapide ) è quella che  fa derivare le famiglie da un funzionario regio dell’impero franco Carolingio.

  • Discendenza dal vasso imperiale Eremberto;
  • Discendenza dai Conti di Stazzona ( Angera );
  • Discendenza da una “fara” longobarda

DISCENDENZA DAL VASSO IMPERIALE EREMBERTO

L’ipotesi più recente, avanzata nel 1975 dagli studiosi verbanesi Frigerio, Mazza e Pisoni, fa riferimento al Vasso Imperiale ( funzionario legato all’imperatore con un vincolo di “fides” personale ) Eremberto, di origine franca, documentato nella zona del Basso verbano, intorno a Leggiuno. Eremberto aveva deciso di far costruire una chiesa a Leggiuno, dedicata inizialmente a S. Siro nella quale portò le reliquie dei Santi Primo  e Feliciano avute da papa Sergio II, che diedero poi il nome alla chiesa. Di tutto questo resta una lapide nella chiesa, datata 846.

Eremberto era figlio di Ermenulfo ( da quando individuato come Conte di Stazzona ) e fratello di Ermenfredo           ( entrambi forse già morti nell’846, poichè la donazione è fatta in “Remedium animae” del donante, del padre e del fratello.

Ebbe quattro figli: Ermenfredo                 ( chierico ), Ermenulfo, Appo, Eremberto, che compaiono tutti in qualità di testi nel documento dell’846 ).
Eremberto, nelle donazioni di terre fatte alla Chiesa, si riserva lo juspatronato della Chiesa e la nomina del capellano; poichè tale diritto appartiene, secoli dopo, alla famiglia dei “de Besutio”, a tutti i rami della famiglia, si può ragionevolmente dedurre la discendenza dei Besozzi da Eremberto. Ancora nel 1300 e fino al 1500, qualche appartenente alle varie famiglie portava il nome di Eremberto e di Ermenulfo ( poche persone per la verità ).

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DISCENDENZA DAI CONTI DI STAZZONA ( ANGERA )

La vicenda del Vasso Eremberto si intreccia con la teoria della discendenza dai Conti di Stazzona, l’antico  nome di Angera sul Lago Maggiore.

Angera fu città romana di una certa importanza per la sua posizione sul lago e fu sede di una Contea all’epoca  della denominazione franca. I Visconti, signori e poi duchi di Milano, legarono la loro origine ai conti di  Stazzona, facendo fiorire una vasta serie di storie, tutte di fantasia, sull’origine stessa di Angera, fondata  da Anglo troiano, figlio di Enea. Secondo alcune di queste ricostruzioni genealogiche, del tutto inventate, i  Conti di Stazzona furono anche Re d’Italia. A parte le fantasie, Stazzona fu contea e vi furono quindi dei  conti, di alcuni dei quali si conoscono i nomi.

Lo studioso Leonida Besozzi elenca una serie di ipotesi sull’origine di Ermenulfo padre di Eremberto e  sull’Ermenulfo, suo figlio, che portava lo stesso nome del nonno, propose da vari storici che li legano ai Conti di Stazzona;

 

a) Ferdinando Gabotto, in una storia per il Novarese, afferma che “non vi sono argomenti contro la possibilità  che Ermenulfo fosse conte di Stazzona”

b) Paolo Delogu, in un’opera sull’aristocrazia carolingia, indica Ermenulfo come un conte, attivo all’epoca  dell’imperatore Ludovico II nel territorio del lago            Maggiore e legato alla corte imperiale;

c) secondo lo storico tedesco Eduard Hlawitschka, l’Ermenulfo conte di Stazzona proviene da una regione a nord  delle Alpi;

d) lo storico piemontese Guasco di Bisio assegna le Pievi di Besozzo e di Castello ( Castel S.Angelo ) ai  vassi imperiali Eremberto ed Ermenfredo fratelli, e fissa     la data del feudo al 22 settembre 846. Poi la Pieve  di Besozzo “estintasi una più antica famiglia che sin dal nono secolo teneva in beneficio le pievi di Castello     e di Besozzo” , con altre terre attorno al Lago maggiore, passa per donne ad Adamo di Caltignana, una cui  figlia la porta in dote, attorno al 962, ad un manfredingio, il conte Aimone di Vercelli da cui deriverebbero i successivi signori di Besozzo.  Ad Ildeprando, figlio di Aimone, vengono inoltre ricondotti     i     discendenti signori di Besozzo, Bodio, Castello.

Un’altra ipotesi, sempre ricordata da Leonida Besozzi, vede il Conte Uberto di Stazzona, seguace di re  Arduino, perdere per confisca tutti i beni nella zona, e questo Uberto è l’avo di Uberto da Besozzo, vivente nel 1040, e da cui discenderebbero, secondo la scuola subalpina, i signori di Besozzo. Leonida Besozzi però commenta che “gli scarsi documenti del secolo IX sinora ritrovati non permettono di stabilire sicuri attacchi genealogici e lasciano campo alle ipotesi più svariate”.

DISCENDENZA DA UNA FARA LONGOBARDA

E’ una delle più vecchie ipotesi, secondo la quale, i “de Besutio” discenderebbero da una “fara” longobarda  che ebbe in Atto, vescovo di Vercelli, il suo personaggio più illustre; questi, nel suo testamento del 948,  asserisce di essere discendente del re Desiderio. Con l’arrivo dei Franchi, la fara perdette gran parte dei beni posseduti, che verranno recuperati in seguito.  La fara si sarebbe estesa sino a tutto il ticinese, partendo da Besozzo, e di essa avrebbero fatto parte le  famiglie dei da Besutio, degli Orelli, del Muralto, dei di Duno, dei della Rocca e dei Capitanei.

LA STORIA ANTICA DELLA FAMIGLIA  “Le Famiglie di Besutio fino a tutto il 1000”

Gli anni dal 900 al 1099 sono estremamente poveri di documenti su Besozzo e quindi sulla famiglia.
Secondo la storica Gigliola Soldi Rondini ” i “da Besozzo” si affacciano politicamente alla ribalta nel basso Verbano, appoggiando l’arcivescovo Landolfo II nella sua battaglia per la conquista di Milano nel 980; la famiglia di Landolfo era quella dei “da Carcano”, probabilmente imparentata con i “da Besozzo”; questa famiglia assieme ad altre del Varesotto ricavano dall’appoggio dato all’arcivescovo l’infeudazione delle decine delle Pievi, ed entra a far parte, con compiti militari e con la qualifica di capitanei de Vassalli ecclesiastici, creando un forte centro di potere nella zona. Allora la chiesa milanese spingeva la propria influenza fino ai valichi alpini in particolare quelli del Gottardo e del Lucomagno”.

Secondo lo storico Gianfranco Garancini, la famiglia cresce in potenza con la nomina di Landolfo da Carcano ( 977 – 998 ) ad arcivescovo di Milano: “Landolfo è di famiglia capitaneale, del Contado, a cavallo fra Seprio e Martesana; la sua famiglia è probabilmente imparentata con i Da Besozzo, nobili mai usciti dal contado ma già pronti a costruire quella potenza che pochi anni più tardi li porterà a dominare direttamente o indirettamente tutto l’alto Seprio.
Nel Seprio nascerà una nuova nobiltà i Da Besozzo i Da Sessa i Da Luino: questa nobiltà aveva Landolfo come riferimento e attraverso lui l’impero”.

Più che di una famiglia, forse è meglio parlare di un clan, un insieme di famiglie legate da vincoli di parentela più o meno stretti che cerca di radicarsi sul territorio. Un aumento di ricchezza e quindi di potere sia con l’usurpazione delle terre appartenenti alla mensa arcivescovile di Milano nel corso del 1000, come del resto avevano fatto molte altre famiglie approfittando delle difficoltà della Chiesa milanese prima con le lotte con l’imperatore Corrado II, poi con la Pataria, il movimento riformatore della Chiesa e infine con le lotte per le investiture con l’imperatore Enrico IV.
Verso la fine del secolo l’arcivescovo Anselmo del 1098 cerco di riprendere il controllo dei beni sottratti alla chiesa imponendo sotto pena di scomunica la restituzione alle chiese pievi canoniche tutti quei beni e benefici indebitamente sottratti in in questo periodo nel 1040 e documentato un Umberto da Besozzo

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LE FAMIGLIE “DA BESUTIO” NEL 1100

La politica di accaparramento dei beni arcivescovili termina definitivamente nel 1129 con documento in cui i seniores dei Besozzo rinunciarono per il futuro ad opporsi al potere dell’arcivescovo e rinunciano in pubblico arengo Mediolani e ai beni indebitamente incamerati in favore dell’arcivescovo Anselmo della Pusterla fra i seniores troviamo un Soldanus  di Besozzo e un Wildo e Alberto de Caravate dove si era già da allora insediato un ramo della famiglia.

Non per questo l’insieme delle famiglie del clan de Besutio”, rinuncia alla politica di accaparramenti territoriali dopo il 1127 anno della distruzione di Como da parte dei milanesi l’imperatore cerca di porre un argine al potere di Milano investendo le nobili famiglie locali di castelli e feudi i: da Sessa   i da Luino  i da Besozzo, diventano signori in tutta la zona che da capitani imperiali estendono il loro potere fino a Mendrisio nel ticinese.

I “da Besozzo” finiscono per controllare tutta la Valtravaglia i castelli della Valcuvia e Cuasso e anche nella pieve di riva San vitale sul lago di Lugano ora comune del Ticino svizzero. Da qui miravano ad espandersi in tutto il ticinese accaparrandosi il castello di Barbengo, i beni della Val Scairolo, ad Agra, Poporino, Carabbia, Calprino, Morcote, e poi beni nel Malcantone, ad Aranno e Miglieglia.

In questi territori agivano i “da Besozzo” e tutte le casare loro legate o da loro discendenti, come i “da Casoro”, “da Premona”, e poi i Capitanei di Locarno, gli Orelli, i Rastelli, i Magoria.

In questa espansione si scontrano con i conti di Castelseprio nel 1140 I consoli di Milano sono chiamati ad arbitrare una contesa fra Locarno da Besozzo e il figlio Pietraccio, contro il conte Ubertino da Castelseprio, abitante a Piacenza, e Guifredo con il nipote Lupeare e Guglielmo e Alberto, tutti conti del Seprio. Il motivo del contendere sono le terre di Mendrisio e Rancate:
I “da Besozzo” sostenevano di avere giurisdizione sia sulle terre che sugli uomini liberi ( arimanni ) e di avere avuto l’infeudazione da parte dell’imperatore Enrico e Lotario.

Ovviamente dei conti del Seprio sostenevano invece di avere loro giurisdizione sulle due terre. Il contrasto era probabilmente degenerato in scontri armati tra il marchese di Mendrisio e Locarno da Besozzo.
I consoli milanesi non si pronunciano e rinviano la questione al tribunale dell’imperatore.

Negli anni successivi si fa più violenta la lotta fra l’impero e il Comune di Milano, lotta alla quale i nobili feudatari della zona non potevano restare estranei, parteggiando apertamente per l’impero quando l’imperatore Federico Barbarossa pone il primo assedio a Milano nel 1158 all’appoggio di quasi tutte le città della regione e delle regioni vicine, tutte allarmate per lo strapotere di Milano: Parma, Cremona, Pavia, Novara, Asti, Vercelli, Como, Bergamo, Lucca, Vicenza, Treviso, Padova, Ferrara,Ravenna, Bologna, Reggio Emilia, Modena e Brescia.

Con Federico vi erano anche le truppe dei conti, marchesi e capitani imperiali, probabilmente anche dei da Besozzo. Anche il secondo di Milano nel 1161 terminato con la distruzione della città nel 1162, vede le truppe dei feudatari dalla parte dell’impero. In una fantasiosa “Chronica Danielis”, scritta nel secolo successivo, sono elencate le famiglie dei traditori della causa di Milano, e fra questi tre figli di Alberto de Besuzio, Mapheus, Obizinus e Petrus.
Dopo l’inizio della ricostruzione di Milano nel 1167 le famiglie che avevano parteggiato per l’impero sono escluse dalle liste delle famiglie dalle quali si nominavano i consoli di Milano: i “da Castiglione”, i “da Besozzo”, i “Carcano”, gli “Arsago”.

Infine nella battaglia di Legnano del 1176, i militi dei “de Besutio”, sotto l’insegna dell’Aquila d’oro in campo rosso, hanno probabilmente combattuto con l’imperatore è condiviso la sua sconfitta: nessun documento riporta la presenza, nelle file imperiali, dei Sepriesi e dei “da Besozzo”, anche se è da ritenere del tutto logico. Infatti la fedeltà all’impero è ribadita appena due anni dopo, nel 1178: in un documento sulla cessione di alcuni diritti da parte del vescovo di Novara all’imperatore Barbarossa, accanto a questo troviamo Petracius de Besozo, probabilmente lo stesso del documento del 1140.

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LE FAMIGLIE “de BESUTIO” NEL 1200 e 1300

I Besozzi a Milano

A partire dal 1250 inizia il lungo periodo di torbide continue guerre, interne ed esterne, ruotanti intorno al conflitto fra i Torriani e Visconti per la supremazia in Milano. I Besozzi così ormai chiamati sono dalla parte dei Visconti, nel lungo conflitto che li oppone ai Torriani, ne condividono gli alti e bassi, fino alla vittoria finale dei Visconti. Non è questo il luogo per narrare  la complessa e convulsa storia di Milano di questi anni, ma ricordiamo solo gli avvenimenti nei quali sono coinvolti i Besozzi.

Nel luglio 1257 a Milano prevale il partito del popolo ( la credenza di Sant’Ambrogio costituita dala classe mercantile e la Motta, espressione della parte più popolare ) ottiene l’espulsione dei Capitanei e dei Valvassori , compreso i Besozzi. Il 5 agosto gli espulsi, con l’arcivescovo Leone, si riuniscono a Castelseprio e solo nel 1258 ( 4 Aprile ),  si firma la pace di Sant’Ambrogio, con la revoca di tutti i bando e la restituzione dei beni confiscati:

alle trattative partecipano 32 rappresentanti dei nobili, e tra questi Corrado Besozzi  “Dominus Castri Besutii”. La pace dura tre mesi e le lotte riprendono. Alla battaglia di Desio del 1277 che vede una grave sconfitta per i Torriani, quasi certamente sono presenti le milizie dei Besozzi. Pochi mesi dopo, il 20 Aprile Ottone Visconti fa preparare il catalogo delle famiglie nobili di Milano ( detto Matricola di S. Ambrogio ), tra le quali si dovrà scegliere, per l’avvenire, gli ordinari della Chiesa di S.Ambrogio:

fra di esse, quella dei “de Besutio”.
Nel 1302 i Torriani riprendono la signoria di Milano, cacciando e i sostenitori ai quali sono sequestrati tutti i beni, fra i quali Princivalle Besozzi: la famiglia sembra avere un ruolo importante in questi anni ( nel 1308 Albertone è detto “caputnobilium” )

Nel 1310 l’imperatore Enrico VII ( Arrigo ) impone la pace fra le casate dei della Torre e dei Visconti, con la restituzione dei beni di alcune famiglie precedentemente bandite da Milano ( fra le quali i Marcellino, Mandelli, Soresina, Visconti, Pusterla, Lampugnano e i Besozzi ).
Nelle successive contese fra i guelfi ( sostenitori del Papa ) e dei ghibellini ( sostenitori dell’impero ), nel 1321 i Visconti incorrono nell’interdetto e la scomunica papale e nel 1322 devono lasciare Milano:

nello stesso anno inizia il processo contro i sostenitori dei Visconti e sono chiamate davanti al tribunale degli inquisitori circa 1465 persone, di cui 800 abitanti a Milano. Fra le famiglie nobili, vengono citati i “da Besozzo”, e di questi Princivalle venne scomunicato per “fautoria” degli eretici Matteo e Galeazzo Visconti.
Nello stesso anno dopo rientri e uscite da Milano, i Visconti stabilizzano il loro potere e il 29 dicembre Galeazzo è proclamato Signore di Milano dall’assemblea

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I BESOZZI NEL TERRITORIO VARESINO

I diritti di patronato su chiese e cappelle sono documentati dati notarili, a partire dal 1300. Raffaele Fagnani nella sua ampia rassegna delle famiglie milanesi, compilata la seconda metà del 1500, elenca una decina di famiglie Besozzi, la maggior parte a Besozzo, nella Pieve di Brebbia, a Monvalle, nella pieve di Gubbio, a Caravate, a Cittiglio, e sull’antica chiesa dei S.S. Primo Siro e Feliciano.

Il 4 marzo 1336 sono convocati i padroni per l’elezione del rettore della chiesa dei santi Primo, Siro e Feliciano di Leggiuno: quest’elezione e di spettanza di tutte le famiglie Besozzi, come detto nella parte iniziale riguardante l’origine dei Besozzi, ed infatti sono presenti i patroni dei rami “de Besutio” di Besozzo, Comabbio, Osmate, Travedona, Cadrezzate, Cocquio, Malgrate, Caravate.

 

I PRIMI SIGNORI DI BESOZZO

Con il 1200 cominciano a delinearsi più chiaramente le diverse linee in cui si suddivide il grande clan dei de Besutio, che comunque ha sempre in Milano il centro politico di riferimento, mentre le proprietà sono sparse nei diversi contadi, con Besozzo come centro.
Abbiamo visto molti nomi a partire dai secoli IX e X ma non siamo in grado di legarli in una genealogia accettabile, cosa che invece è possibile per quelli che sono i primi signori di Besozzo, una serie di personaggi dei quali poco si sa ma per i quali è possibile stabilire un legame di parentela.

 

BESOZZO, IL CASTELLO E IL TERRITORIO

Besozzo è il centro del potere feudale dei Besozzi, e qui è costruito il castello, probabilmente parte della fortificazione che sbarrava la valle del fiume Bardello: 

 

abbiamo notizie precise sull’epoca della costruzione del castello, di cui oggi restano poche parti dell’antica rocca, alla quale si sono sovrapposte le trasformazioni delle epoche successive, che gli hanno dato un aspetto più da dimora signorile che di fortilizio militare.

A Besozzo vi era anche importante monastero dei santi Tiburzio e Alessandro, dipendente a partire dal 1200 al monastero di San Giulio di Dolzago.

Almeno dall’inizio del trecento i de Besutio riescono ad ottenere il controllo della gestione amministrativa del monastero e delle sue terre.

 

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LO STEMMA DI BESOZZO: RIFERIMENTI STORICI

Tutte le famiglie Besozzi hanno in comune lo stesso stemma definito, in linguaggio araldico, di rosso all’aquila dal volo spiegato coronato d’oro.

Per chi non è abituato al linguaggio usato per la descrizione degli stemmi, diciamo che un’aquila d’oro ad ali spiegate con la corona in testa posta su un fondo rosso.

È volta a sinistra per chi guarda e la destra nel linguaggio araldico con gli artigli bene in vista. Nei primi secoli l’aquila negli stemmi appare aggressiva, guerriera, con lo stemma stilizzato in prima pagina, per poi diventare meno guerriera, come nello stemma colori in prima di copertina.

Nel 1600 e 1700 settecento l’aquila degenera assomigliando sovente ad un pollo, lo scudo e sormontato da un elmo con una corona, sopra la quale viene l’aquila ad ali spiegate. La corona è diversa, secondo il titolo di nobiltà, che per le varie famiglie può essere di conte, marchese, Patrizio nobile.

 

PARROCCHIA  DEI SANTI MARTIRI  ALESSANDRO E TIBURZIO sec. XVI – 

Parrocchia della diocesi di Milano. Il Liber notitiae sanctorum Mediolani, risalente alla fine del secolo XIII, cita la chiesa canonicale di Sant’Alessandro “de Besutio”.

Nello Status ecclesiae mediolanensis, risalente alla metà circa del XV secolo, era ancora citata la canonica di Besozzo, che disponeva di un prevosto e tre canonici. Anche nel Liber seminarii mediolanensis del 1564 si fa ulteriormente cenno della canonica di Sant’Alessandro ( Liber seminarii 1564 ). Nella visita pastorale del 31 luglio 1455 dell’arcivescovo Gabriele Sforza venne rilevato il monastero dei Santi Alessandro e Tiburzio.

Una relazione ufficiale del 1592, attribuibile al vicario foraneo di Besozzo Prospero Colonna, attesta che la chiesa dei Santi Tiburzio e Alessandro di Besozzo era appartenuta fino alla fine del XV secolo ai monaci regolari di sant’Agostino dell’ordine dei premonstratensi. Alla loro partenza la chiesa passò in commenda come priorato con cura d’anime. San Carlo Borromeo tolse il priorato al titolare per motivi disciplinari e lo conferì a Giovanni Antonio Conturbia, che fu nominato anche vicario foraneo della pieve di Brebbia.

Il priorato di Besozzo comunque ebbe termine il 7 ottobre 1574, quando fu soppresso da san Carlo, che ne attribuì i beni al seminario milanese, lasciando solo una piccola parte alla canonica della nuova pieve e trasferendo la cura d’anime al prevosto ( DCA, Besozzo ). Tra XVI e XVIII secolo, la parrocchia prepositurale dei Santi Alessandro e Tiburzio è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi di Milano e dai delegati arcivescovili nella pieve di Besozzo. Con atto rogato dall’attuario Scotto in data 15 giugno 1579 fu eretta la coadiutoria curata di Besozzo (Registro parrocchie e canonicati diocesi di Milano, 1502).
Nel 1748, durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, il clero nella parrocchia prepositurale di Sant’Alessandro di Besozzo era costituito dal preposito, da un canonico teologo, da cinque altri canonici e altri quattro sacerdoti residenti; per il popolo, che assommava a 809 anime complessive, di cui 545 comunicati, era istituita la scuola della dottrina cristiana; nella prepositurale era costituita la confraternita del Santissimo Sacramento, eretta dall’arcivescovo Carlo Borromeo nell’ottobre del 1574, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva in Roma con facoltà concessa da papa Gregorio XIII; esistevano inoltre la società del Santissimo Rosario, unita alla confraternita del Santissimo Sacramento, la società dei morti, approvata l’1 giugno 1728. Nel territorio della parrocchia, oltre alla chiesa di Sant’Alessandro, esistevano gli oratori di Santa Caterina da Siena; San Nicone; Sant’Antonio abate. Nell’ambito della parrocchia era costituito infine l’ospedale della misericordia, dotato da Giovanni Francesco Besozzi nel 1569 ( Visita Pozzobonelli, Pieve di Besozzo ).

Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di Sant’Alessandro di Besozzo possedeva fondi per 594.23.1,5 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 960 ( Nota parrocchie Stato di Milano, 1781 ). Nella coeva tabella delle parrocchie della città e diocesi di Milano, la rendita netta della prepositurale in cura d’anime di Besozzo assommava a lire 2131; la nomina del titolare del beneficio parrocchiale spettava a Roma, il canonicato coadiutorale 485.5.8, era di nomina dell’ordinario           ( Tabella parrocchie diocesi di Milano, 1781 ).
Nel 1898, all’epoca della prima visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve e vicariato di Besozzo, il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 2153; il clero era costituito dal parroco e da due coadiutori. I parrocchiani erano 2704, compresi gli abitanti delle frazioni di Beverina, Motta, Brunella, Pedroni, Premoneta; nel territorio parrocchiale esistevano le chiese e oratori di Santa Caterina da Siena, San Nicone, Sant’Antonio abate, Madonna Addolorata; nella chiesa parrocchiale era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, fondata nel 1683, la Pia unione delle Figlie di Maria e la Compagnia di San Luigi Gonzaga, la Pia unione della Santa Infanzia, la Pia unione della Propagazione della fede, e la congregazione del Terz’Ordine di San Francesco d’Assisi; era inoltre attiva una Società cattolica di mutuo soccorso, fondata l’1 dicembre 1890. Nel territorio della parrocchia era sita la casa religiosa delle suore Figlie della carità o canossiane, filiale della casa di Gallarate, eretta nel 1892. La parrocchia era di nomina arcivescovile ( Visita Ferrari, I, Pieve di Besozzo ).

Nel XIX e XX secolo, la parrocchia prepositurale dei Santi martiri Alessandro e Tiburzio di Besozzo è sempre stata sede vicariale, nella regione II, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 ( decreto 11 marzo 1971, RDMi 1971; Sinodo Colombo 1972, cost. 326 ), quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Besozzo, nella zona pastorale II di Varese.

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IL COTONIFICIO CANTONI EX SONNINO

Questo edificio che comunemente è denominato “Ex copertificio Sonnino” o più semplicemente “Sonnino” ha in realtà una storia complessa, di proprietari e nomi diversi, di usi diversi, usi sempre legati alla presenza del fiume, il Bardello, ma anche talora piegati alla contingenza di eventi storici drammatici.

Ludovico Brunella nel suo libro “Frammenti di Storia Besozzese” del 1960 scriveva:

“verso l’anno 1550 Besozzo era già molto fiorente e a quell’epoca risale l’industria della carta, la quale contribuì non poco al suo sviluppo….”

Documenti del 1563 citano la presenza di mulini e folle per la carta. L’analisi delle mappe del Catasto Teresiano testimonia la presenza a Besozzo Inferiore di due “Folla Per fabbricazione Carta”, quale primo originario nucleo di quello che diverrà il Cotonificio Cantoni. Nel 1863, Regina Garavaglia vedova Pirinoli cedeva i terreni ospitanti la cartiera ad acqua a giovanni Maccia che trasformava la cartiera in torcitura e candeggio dei lati. Questo primo nucleo costruttivo divenne così una della prime fabbriche di Besozzo e forse per questo fu denominato e ricordato col termine dialettale di “Machineta”.

Nel 1873, il Cotonificio Cantoni acquista dalla ditta Maccia la fabbrica che comprende una filatura di cotone con torcitura e candeggio dei lati. Nel 1880 si registra un aumento della mano d’opera, nella torcitura con candeggio lavoravano 150 operai. I materiali qui trattati erano trasportati su carri trainati da cavalli a Castellanza per la filatura. Verso la fine del 1890, un incendio distrusse quasi l’intero impianto di filatura ma, nonostante quest’avversità l’azienda continuava a prosperare, anche con l’acquisto di nuovi macchinari e con l’ampliamento dello stabile.

Nel 1906 lo stabilimento ampliato occupava 390 operai e nel 1911 ancora 352. E’ di quegli anni la costruzione dei saloni grandi ( quello della mostra artistica e il sovrastante ) impiegando per la prima volta il cemento armato. Le centinaia di donne qui impiegate, provenienti in gran parte dalla Bergamasca, dormivano alloggiate nei tre piani della “machineta”.

La torcitura di cotone continuò con alterne vicende fino a quando chiuse definitivamente.

Con gli anni quaranta iniziano rapidi mutamenti così delineabili:

  • Nel 1942 la famiglia Sonnino, già operante in Milano da molti anni nella produzione di coperte di lana, acquista tutto il complesso industriale.
  • Essendo in corso il conflitto mondiale, lo stabile era comunque già stato requisito e destinato a Caserma dei Bersaglieri. Da questa caserma centinaia di bersaglieri furono inviati in Russia e in Africa.
  • Nel 44 una parte dello stabilimento viene occupato dalle Officine Reggiane di reggio Emilia per lo stampaggio di parti di carri armati. A questo proposito riferiamo una storia: costruendo parti di carri armati la fabbrica fu identificata dai servizi di spionaggio Britannici come insediamento bellico e quindi inserita fra gli obiettivi da bombardare. Gli inglesi prepararono un piano di volo per i bombardieri che una volta identificato il lago di varese avrebbero dovuto seguire il corso del Fiume Bardello fino alla prima grande ciminiera, ove avrebbero sganciato il loro carico distruttivo. Il controspionaggio venne a conoscenza dei piani inglesi ed in una sola notte venne abbattuta la ciminiera alta 60 metri, togliendo così il sicuro riferimento per gli aerei nemici.
  • I proprietari, la famiglia Sonnino, tornarono in possesso dello stabilimento alla fine del conflitto ed impiegarono fino al 1948 per ristrutturare gli edifici. Il 13/08/1943 durante il drammatico bombardamento di Milano, lo stabilimento di Milano andò distrutto; da allora Milano fu solo la sede legale della ditta Sonnino, mentre tutte le attività produttive si concentrarono in Besozzo. Dal 1948 al 1953 circa 40 operai lavorarono nello stabilimento ove si eseguiva solamente il finissaggio delle coperte. Dal 1954 venne invece impiantato il ciclo completo di produzione delle coperte dall’arrivo della lana in balle alla confezione della coperta per la vendita. La lana proveniente dalla Nuova Zelanda era trattata in decine di operazioni quali la cardatura, la filatura, la tintura, la tessitura, il lavaggio, la garzatura. Macchinari di grande automazione all’epoca, quali cardatori filatoi continui tipo Ring, spoliere automatiche, garzatrici a cilindri, metalliche, vegetali, occupavano i vasti saloni e venivano controllati dal personale che in quegli anni si aggirava sulle 25 unità. per la crisi dell’industria tessile in genere e della coperta di lana in particolare  ( avvento dei piumoni etc. ) nel 1983 fu sospesa la produzione ed i nove anni successivi vennero impiegati a svuotare i magazzini ed a cedere i macchinari ( il ring, filatoio continuo, opera ora in Algeria, due garzatrici a cilindri in India, etc ).
  • Fra gli impianti restati nel sito, ricordiamo l’esistenza di una turbina idraulica che con la forza del fiume agli inizi del secolo produceva energia meccanica per i macchinari e in anni più recenti, collegata ad un alternatore, produceva energia elettrica per il copertificio.

 

GALLERIA IMMAGINI BESOZZO

 

GALLERIA IMMAGINI FABBRICA EX SONNINO

 

 

 
DIAMO QUALCHE COORDINATA 

Per chi avesse trovato in questo articolo elementi di interesse curiosità passione verso la conoscenza di nuovi siti e contesti storici di seguito alcune semplici informazioni per la localizzazione di Besozzo nonchè dell’area interessata, ossia l’Ex Fabbrica Sonnino.

 

 

 

 

FONTI
  • Riccardo Ludovico Brunella, Frammenti di storia besozzese ( brevi notizie preistoriche e storiche di Besozzo e dintorni ), Varese 1960;
  • Luisa Guerci, Besozzo superiore: storia dello sviluppo architettonico ed urbanistico dal Secolo XvI al Secolo XIX, tesi di laurea Università ;
  • Silvia Passoni, Riscoperta di un fiume: il Bardello, tesi di Laurea Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, anno accademico 1992-93;
  • Mayse Ribolzi, Besozzo tra Otto e Novecento, Gavirate, 2001;
  • Dal Libro De Besutio “Le famiglie Besozzi” di Luciano Besozzi ( che consiglio caldamente di acquistare in quanto ben fatto dettagliato e ricco di tante inedite informazioni )

 

Foto del profilo di Giordano Fassina

Written by 

Giordano Fassina, nato a Gavirate in provincia di Varese, sono da un ventennio appassionato in modo profondo dell'arte fotografica e mi diletto nel tempo che ho a disposizione a scattare e immortalare tutto ciò che la mia creatività mi suggerisce. La sintesi estrema è amo la fotografia in generale e cerco di esserne sempre più attratto.

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