LE “12” DODICI REGOLE D’ORO DEL BUON FOTOGRAFO

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PREMESSA INTRODUTTIVA

Che cosa può succedere quando il sistema elettronico della tua reflex, mirrorless, ect, va letteralmente a “Carte Quarantotto”, ossia quando la tecnologia a tua disposizione impazzisce e non vuole saperne di aiutarti e così devi necessariamente ricorrere alla conoscenza fotografica di base?

Basterà avere chiaramente in, mente queste regole fondamentali, ecco perchè “D’Oro” della fotografia per risolvere il problema. Potrai così eseguire gli scatti desiderati quando “I tuoi milioni di chip” ti saranno solo ed unicamente di intralcio.

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DIZIONARIO FOTOGRAFICO

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INTRODUZIONE

Come in tutti i contesti dove si faccia riferimento a delle terminologie precise e tecniche per indicare qualcosa relativamente all’ambito che si sta trattando, anche nella fotografia non si parla di un modo diverso da questo punto di vista.

Pertanto per cogliere a pieno gli aspetti che si muovono all’interno di questa disciplina è altresì fondamentale per ciascuno di noi che ne è parte coinvolta, o per lavoro o per passione o per un semplice hobby o passatempo sapere con il maggior dettaglio possibile di cosa parliamo quando si legge o si sente ad Es. ( aberrazione, flare, anello adattatore, angolo di campo, profondità di campo, aperture di diaframma, APS ect. ).

Di seguito quindi una raccolta il più possibile dettagliata e sintetica nello stesso tempo, ossia cogliendo l’essenzialità del termine che si sta descrivendo, senza dilungarsi in estremi dettagli che possono o meno interessarci.

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“MY STILL SIDE” DI NICOLA CICCARELLI

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Un noto e famoso Fotoreporter ripreso da Nicola Ciccarelli “Antonio Belvedere” ci aiuta attraverso il video che potrete visionare a capire segreti espedienti e aneddoti importanti ed esclusivi sempre utili a migliorare le conoscenze e le tecniche di gestione fotografica nelle più svariate situazioni in cui per vari motivazioni e scopi ci si può trovare a convivere.

Buona Visione.

 

COSA PUO’ SERVIRCI PER LA FOTOGRAFIA NATURALISTICA

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Ogni genere della fotografia  comporta necessariamente delle situazioni e delle condizioni operative alle quali non possiamo sottrarci, ossia se si vuole fotografare delle marmotte in appostamento sul pendio di una montagna, va da se che oltre alla gran volontà e voglia di fare fatica con diverse ore di cammino è utile e vincolante come si diceva, avere adeguata attrezzatura. Se non vogliamo vanificare il sacrifico fisico ed economico dell’esserci recati in una location per questo tipo di foto, l’attrezzatura che dobbiamo portare con noi deve risultare adatta allo scopo quindi essenziale. Questo è basilare per produrre immagini di qualità ed evitare di appesantire lo zaino con componenti inutili a quello che sarà la tipologia di foto che andremo a svolgere.
Cosa ben diversa è se ci troviamo in uno studio fotografico, dove ad esempio dobbiamo scattare delle immagini in still life, ovviamente avere anche attrezzature non da impiegare sul set quale problema può comportarci? solo quello di occupare spazio inutilmente o creare disordine, certamente non potrà demolirci nel fisico, viceversa ci portiamo 2/3 Kg in più di peso mentre saliamo in montagna, è facilmente comprensibile che la differenza è notevole.”

 

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BILANCIAMENTO DEL BIANCO

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Il bilanciamento del bianco è certamente un motivo di “preoccupazione” per chi come me, mi metto come il primo della lista  vuole avere nei suoi scatti sempre una corretta esposizione, in particolare in tutte quelle situazioni dove il bilanciamento del bianco ha una valenza direi primaria e fondamentale nella composizione della nostra immagine.

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FULL FRAME ABBORDABILE O APS-C

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Il formato pieno, o full frame, affonda le sue radici nel mondo analogico ed è legato alle dimensioni dei fotogrammi ( 24 x 36 mm ) dei rullini a pellicola, che hanno scritto gran parte della storia della fotografia dal dopoguerra a un decennio fa.

Il full frame, anche nel digitale, sta riscuotendo un interesse sempre maggiore, non tanto per il supporto, la pellicola appunto, quanto per le dimensioni fisiche dell’area sensibile alla luce. Le moderne fotocamere reflex digitali, nella maggioranza con sensore in formato Aps-C ( 16 x 24 mm ) hanno raggiunto una maturità notevole e non solo potrebbero rivaleggiare con i migliori modelli a pellicola, ma vincerebbero a mani basse quanto a dettaglio, pulizia ad alti ISO, velocità di scatto e controllo sul risultato finale.

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PERCHE’ FOTOGRAFIAMO

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Uno dei vantaggi derivanti da determinate posizioni frutto di un impegno lavorativo, e di osservazione privilegiati su determinati parti di mondo. Nel mio caso specifico questo si concretizza nel poter osservare il pianeta della fotografia.

Un territorio potenzialmente immenso, anche a volersi semplicemente limitare alla realtà italiana, ma che alla fin fine si esaurisce in un numero abbastanza limitato di protagonisti realmente attivi.

Si tratta del risultato, ce lo siamo raccontato già troppe volte per insistere sull’argomento, di una diffusa non conoscenza della fotografia autoriale e della passiva reiterazione di modelli culturali statici e privi di capacità di rinnovamento.

Se si guarda all’utenza definita amatoriale permane una confusione fondamentale tra fine e mezzo che finiscono per divenire un elemento unico che si dibatte all’interno di ripetizioni che si autoalimentano. Lo strumento che per definizione dovrebbe essere solamente un mezzo attraverso il quale si manifesta una volontà di espressione, finisce nei più accalorati per essere l’unico obiettivo da raggiungere. Di fronte a queste considerazioni più volte ripetute il sommesso invito che vorrei fare a chi avesse la bontà di leggere queste righe è quello di fermarsi per un attimo a riflettere su quali siano le motivazioni che lo inducono a compiere un gesto fotografico.

Perché fotografiamo? Cosa ci spinge a definire porzioni di mondo all’interno di un’inquadratura?
Si tratta di una domanda elementare, ma forse come tutte le cose apparentemente semplici permette di scoprire verità interessanti, e forse perfino di dare un senso alle azioni che compiamo. Vogliamo rappresentare il mondo come lo vediamo? Oppure cercare di bloccare il trascorrere del tempo lenendo l’ansia che deriva dalla coscienza di una dimensione terrena transitoria? Spesso non ce ne rendiamo conto, ma proprio quest’ultima è una delle motivazioni più diffuse per premere il pulsante di scatto da parte di chi non nutra particolari velleità e/o profondi interessi nei confronti dell’immagine fotografica.

Scattiamo per fermare un momento, bloccare il tempo, ancorare il nostro ricordo ad un’immagine, per fermare il volto di qualcuno nel tempo arrestandone l’invecchiamento su un rettangolo di carta. E quale trasformazione ha portato l’impiego di una fotografia immediata, impalpabile, che compare su uno schermo a cristalli liquidi e sempre meno spesso viene stampata? Come vivono i nostri figli l’immagine fotografica di cui sono accaniti consumatori, ma apparentemente solo per una condivisione di pochi istanti, prima che l’immagine scompaia nel buio delle memorie di cellulari o nei miasmi di qualche raccoglitore di immagini in rete?

Quante domande si possono fare sulla fotografia che consumiamo tutti i giorni… eppure nonostante le trasformazioni tecnologiche le domande che continuo a sentire più spesso suonano sempre allo stesso modo. Se prima si chiedeva che La pellicola era stata usata ora si chiede quanti megapixel offre il sensore della macchina. Insomma la tecnologia sarà anche cambiata, ma in pratica tutto il resto è rimasto uguale: lo strumento continua a essere un fine per la maggioranza e quasi nessuno si chiede perché sta facendo qualcosa.

QUINDI QUALE ALTRE CONSIDERAZIONI SI POSSONO FARE SULLA BASE DI QUANTO SINO AD ORA INDICATO?

In ogni caso riproponendo e riproponendoci la stessa domanda di partenza “PERCHè FOTOGRAFIAMO”, rileggendo  le varie espressioni sino a questo punto riportate le risposte più naturali che possono cogliere  istintivamente la nostra mente sono:

  • per rivivere bei momenti della nostra vita;
  • per raccontare le nostre storie;
  • per fermare il tempo così come in quell’istante noi volessimo che fosse;
  • per condividere con la famiglia e gli amici le foto delle vacanze, del Natale di un evento particolare;
  • per caricare immagini sui social network e vedere quanti “Like” riceviamo;
  • altro e molto altro ancora che non ritengo sia il caso di riportare,ma che ad ognuno di noi sollecita le  più variegate risposte.

A parte quello che abbiamo citato in modo scorporato dal contesto più generale, troppo spesso a mio modesto  parere tralasciamo il vero sentimento che ci deve animare ossia quello di vivere totalmente ed in modo  trasportato coinvolto il momento che stiamo vivendo in termini di emozione visiva, interiore.

Se lasciamo all’esterno questa componente che è la parte emozionale, ripeto del fotografare, tutto ciò che  viene immortalato dalla nostra macchina fotografica, rimarrà una mero ed inanimato file archiviato  all’interno di un “NAS di una chiavetta o di un semplice Hard Disk” senza che questa possa in alcun modo
toccare e alimentare quotidianamente la voglia, il desiderio di avere con noi una semplice macchina pronta  a scattare anche quella che può sembrare la più banale delle espressioni ma che in realtà per ciascuno di  noi potrebbe avere un significato ed un valore unico, particolare appunto emozionale.

In questo modo dentro di noi rimarrà sempre vivo il desiderio di ricordare, di vedere, di ripercorrere con  la memoria quell’istante che ci ha emozionato, tanto magari da farci stare per ore, incuranti del freddo  del caldo, del rischio, di qualsiasi delle situazioni più strane o assurde, ma che non ci hanno distolto  dalla più viva e forte volontà di emozionarci ed emozionare attraverso quell’immagine che abbiamo capito  poteva essere unica e particolare, brutta o capolavoro che sia.
Quindi molto modestamente e semplicemente voglio concludere affermando la mia verità del perchè  fotografiamo, ossia deve unicamente contare la passione, la creatività che mettiamo nelle nostre foto,  capire con netta convinzione che non è mai lo strumento, ossia la macchina fotografica che fa un buon  fotografo.

Se un fotografo, anche se bravo e con la migliore delle macchine fotografiche, con la più adatta delle  ottiche, non vive con emozione partecipata ciò che riprende, non sarà mai in grado di trasmettere questa  condizione a sua volta pertanto non potrà mai essere un buon fotografo, per lavoro o passione che sia. 🙂

( Alcune Parti introduttive di questo Articolo sono state estrapolate da pensieri di Sandro Iovine )

FOCALI PIU’ ADATTE PER FOTO PAESAGGISTICHE

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Dal mio personalissimo e modesto punto di osservazione, di appassionato da sempre della fotografia, immortalare immagini che fanno parte del contesto naturale nel quale viviamo, qualsiasi parte del mondo ci troviamo è una delle forme più accattivanti per chi ama la fotografia.

In poche parole “arte paesaggistica”, professionisti e dilettanti, appunto, praticano, questo forma espressiva in modo molto presente e interessato.

In questa specialità della fotografia è altresì fondamentale sapersi muovere con le giuste ottiche al fine di riprodurre fedelmente quanto ha generato in noi quell’emozione che ci ha portati a scattare quella o quell’altra fotografia.

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